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Frequently Asked Questions - Tiroide

FAQs - Tiroide

La tiroide è una ghiandola localizzata nella regione anteriore del collo davanti e lateralmente alla laringe e ai primi anelli tracheali. E’ formata da 2 lobi, destro e sinistro, uniti da una porzione detta istmo.
Il tessuto tiroideo è costituito da formazioni rotondeggianti (follicoli) rivestiti da cellule dette tireociti e contenenti una sostanza amorfa detta colloide. Fra i tireociti e nell’ interstizio tra i follicoli si trova un altro tipo di elemento, le cellule C o parafollicolari, che producono calcitonina. I tireociti producono gli ormoni tiroidei, la tetraiodotironina o tiroxina (T4) e la triiodotironina (T3) grazie al controllo esercitato dall’ ormone tireostimolante (TSH) prodotto dall’ ipofisi, che stimola le cellule follicolari a produrre e mettere in circolo gli ormoni tiroidei. Questi ultimi hanno un ruolo fondamentale nel metabolismo energetico.

Le malattie della tiroide si distinguono in disfunzionali (ipertiroidismo e ipotiroidismo), infiammatorie (tiroiditi) e tumorali (tumori benigni e maligni). Sia le patologie disfunzionali che quelle infiammatorie che quelle neoplastiche possono determinare alterazioni morfologiche della ghiandola (aumento del volume o gozzo, riduzione del volume o atrofia o nodularità).

La maggiorparte delle patologie tiroidee presenta una predisposizione familiare, ovvero più membri della stessa famiglia ne sono colpiti anche in forme diverse. Alcune neoplasie come il carcinoma midollare della tiroide può insorgere su base ereditaria.

Le patologie tiroidee possono essere sintomatiche o asintomatiche.

I sintomi dipendono dalla carenza o dall’ eccesso di ormoni tiroidei prodotti dalla ghiandola e presenti nel nostro organismo. In caso di IPERTIROIDISMO sia ha una accelerazione dei processi metabolici per cui i sintomi più frequenti sono dimagrimento, tachicardia, nervosismo, tremori, ansia, insonnia, bulbi oculari sporgenti (esoftalmo).

In caso di IPOTIROIDISMO la tiroide diminuisce, per cause diverse, la produzione degli ormoni tiroidei per cui si ha un rallentamento del metabolismo corporeo. I sintomi e segni più comuni sono aumento di peso, sensazione di freddo, stitichezza, depressione, sonnolenza, difficoltà di concentrazione, perdita di memoria e difficoltà di concentrazione, disturbi mestruali.

La funzionalità tiroidea si valuta attraverso il dosaggio del livello ematico di TSH, t3 e t4. Se la funzionalità tiroidea diminuisce (ipotiroidismo) i valori ematici di TSH aumentano. Inoltre in caso di disfunzione su base infiammatoria/autoimmune si valuta la concentrazione degli anticorpi antitiroidei.

Sono una crescita anomala di tessuto tiroideo che si manifesta come un’ area rotondeggiante di consistenza e aspetto dissimile dal tessuto circostante. Rappresentano una patologia endocrina molto frequente, soprattutto nel sesso femminile e nelle regioni povere di iodio. Possono essere causati da una disfunzione tiroidea o essere asintomatici e riscontrati occasionalmente.

Possono essere di natura benigna o maligna, singoli o multipli, cistici o solidi.

I noduli alla tiroide vengono diagnosticati attraverso esame clinico, esami del sangue, ecografia, scintigrafia, ago aspirato.

Un nodulo eco graficamente è solitamente un nodulo unico, ipoecogeno, a margini di crescita irregolari, con micro calcificazioni e vascolarizzazione intranodulare.

La scintigrafia tiroidea è attualmente considerato un esame di secondo livello e viene effettuato solo nel caso in cui, in base al quadro clinico ed agli esami di laboratorio, si sospetti che il nodulo in oggetto produca un eccessiva quantità di ormone tiroideo. In tal caso si definisce nodulo caldo o iperfunzionante. La maggioranza dei noduli neoplastici sono invece noduli freddi (ipofunzionanti).

L’ ago aspirato rappresenta l’ indagine più importante nella diagnosi di un nodulo tiroideo. Consiste nel prelevare delle cellule dal nodulo in oggetto attraverso l’utilizzo di un ago molto sottile al fine di analizzarle al microscopio.

In genere l’indicazione principale all’esecuzione di tale metodica è la presenza di un nodulo tiroideo freddo, ecograficamente solido e di dimensioni pari almeno ad 1 cm. Tuttavia in caso di caratteristiche ecografiche di sospetto (microcalcificazioni, vascolarizzazione interna) o familiarità per carcinoma tiroideo, si pone l’ indicazione ad eseguire tale metodica anche in noduli inferiori ai 10 mm di diametro. In caso di gozzo multinodulare verrà punto il nodulo più grande (dominante) o comunque quello con le caratteristiche ecografiche più sospette.

L’ esame si effettua ambulatorialmente, in assenza di anestesia e dura pochi minuti. Preferibilmente viene effettuato sotto guida ecografica al fine di essere certi di prelevare cellule dal nodulo sospetto. Una volta introdotto l’ ago si effettuano dei piccoli movimenti che permettono di campionare più aree dello stesso nodulo. Il prelievo può essere eseguito più volte. Successivamente il materiale prelevato viene strisciato su vetrini, fissato, colorato ed analizzato al microscopio.

L’ esame se eseguito da personale esperto non ha effetti collaterali rilevanti. Un piccolo livido o una lieve dolenzia possono essere alleviati con applicazione di ghiaccio o blandi antiinfiammatori.

 No. Non è mai stato dimostrato nulla del genere né descritto in letteratura. Il motivo è semplice: la metastasi tumorale non si forma per eventi meccanici (come quello di bucare con l’ ago un nodulo tiroideo maligno), ma perché la cellula tumorale ha acquisito la capacità biologica di sopravvivere e replicarsi al di fuori della tiroide (per esempio, in un polmone o in un osso). Questa proprietà è causata dal progressivo accumulo di alterazioni genetiche che provocano una maggiore aggressività della cellula tumorale.

 

Il referto citologico standardizzato prevede 5 classi diagnostiche ad ognuna delle quali segue un preciso approccio terapeutico.

Significa che il prelievo è inadeguato per diagnosi in quanto il vetrino è troppo poco cellulato, o con eccessiva contaminazione ematica o con artefatti di tipo tecnico. Si rende necessaria la ripetizione del prelievo, anche sulla base dei dati clinici e strumentali.

Significa che il risultato è negativo per cellule maligne ed è quindi espressione di una patologia benigna (gozzo, tiroiditi etc).

In questi casi si rimanda il paziente all’ endocrinologo per una eventuale terapia medica o al chirurgo qualora le dimensioni del nodulo rendessero comunque necessaria una asportazione chirurgica.

Una diagnosi TIR3 significa che siamo di fronte ad una proliferazione follicolare non ulteriormente definibile su campione citologico. Per cui in caso di Tir 3A ovvero di lesione follicolare verosimilmente di tipo iperplastico si procederà al follow-up e alla ripetizione del prelievo in seguito. In caso di TIR 3B si precederà alla asportazione chirurgica.

Significa che ci sono sullo striscio delle caratteristiche citologiche sospette per malignità ma non sono presenti tutti i criteri di malignità. In questi casi si procede comunque all’ asportazione del nodulo per esame istologico, eventualmente anche intraoperatorio.

Significa che siamo di fronte ad una neoplasia maligna per cui bisogna procedere con la terapia chirurgica.

A seconda della patologia in oggetto può essere asportato solo un nodulo, metà della ghiandola o l’ intera ghiandola ed eventualmente i linfonodi del collo.

E’ una terapia radio-metabolica che si rende necessaria nei tumori tiroidei dopo la chirurgia qualora il tumore all’ esame istologico risulti di dimensioni >1 cm, micro infiltri i tessuti peritiroidei , sia multifocale o ci sia residuo tumorale sui margini chirurgici.

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